Il collo del piede

Come si può vedere dalle immagini, il piede può essere definito un'autentica complicazione.
Questa complessità è data dai compiti che il piede stesso è chiamato a svolgere, deve supportare e sopportare il peso corporeo, compito non da poco.

Più avanti descriveremo la sua complicata anatomia progettata per assolvere questa funzione con leggerezza e dinamicità, evitando incredibilmente i traumi a cui si andrebbe incontro in assenza, appunto, della complessità descritta.

Ma l’immagine non rende giustizia della complessità di cui stiamo parlando; infatti al di sotto del sistema mio-legamentoso che si può osservare, si cela un complesso apparato osteo-articolare, un vero gioiello di architettura anatomica.

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Nessuna struttura al mondo inventata dall’uomo assolve i compiti che per i nostri piedi sono la normalità, l’unico esempio che si avvicina è dato dal piede della Tour Eiffel a Parigi, l’uomo non potendo e non sapendo fare meglio è stato obbligato a copiare.

Cenni di anatomia spicciola

Giusto due parole per non annoiare i non addetti.
Incontriamo un primo sistema articolare che, anche se non proprio del piede, riveste un ruolo importante:
la caviglia che mette in collegamento la gamba con il piede e significa che tutto ciò che proviene dalla gamba inevitabilmente si rifletterà sul piede ma anche tutto ciò che proviene dal piede andrà in qualche modo ad interessare la gamba (fenomeno del transfert energetico).

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A seguire troviamo il tarso, si tratta di un gruppetto di robusti ossicini tenuti assieme da legamenti e intimamente articolati fra loro, poi il metatarso e infine le falangi.

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È su questi due ultimi gruppi di ossa che si identifica il famoso collo del piede.

E' possibile modificare il collo del piede?

È assolutamente certo e provato che l'esperienza motoria influisce sulle strutture osteoarticolari e le può plasmare, ovviamente nel bene e nel male.
Il momento nel quale è maggiore l’influenza motoria sull’apparato osteo articolare è quello dell’accrescimento osseo, ovvero quando le ossa possiedono una componente cartilaginea che si esaurisce al termine della cosiddetta età dello sviluppo, compresa tra i 21 e i 23 anni quando le cartilagini metafisarie si saldano definitivamente.

A questo punto i margini d’influenza diventano veramente minimi e si può addirittura iniziare a parlare di deformazione dell’apparato osteo-articolare, ed è questo un termine che non va mai bene quando ci si riferisce al nostro scheletro.
Allora possiamo introdurre un altro concetto ovvero la mobilità articolare, intesa come la capacità di un’articolazione di rendere mobili i segmenti ossei ad essa riferiti.

Quali sono gli elementi influenzabili, ovvero su cui lavorare, per migliorare la mobilità di un articolazione?

  • La struttura scheletrica dell’articolazione? Certamente no, la forma delle articolazioni e dei capi ossei che ad esse partecipano non sono modificabili nemmeno nel corso dell’età dello sviluppo, salvo eseguire interventi che, modificandone la morfologia, produrranno un danneggiamento.
  • I tendini? Assolutamente no i tendini sono praticamente inestensibili pertanto non possono essere considerati strutture malleabili e soggetti a modificazioni da parte di un lavoro esterno.

Rimangono solo i muscoli, sui quali è possibile eseguire interventi di plasmatura funzionale che possono migliorare o peggiorare indirettamente la mobilità di un articolazione
A parte questo, non vi è nessun modo di modificare ciò che è disposto dal progetto genetico di un’articolazione.
Infatti l’anatomia non è democratica, ognuno di noi riceve in dono la propria e con essa deve convivere.

Tornando nello specifico alla forma del collo del piede, come studioso di anatomia sono obbligato a sottolineare che le richieste provenienti dallo studio della danza non sono in linea con la funzionalità dell’apparato osteo artro tendineo.
L’estrema complessità che abbiamo brevemente descritto trova la sua ragion d’essere nella esigenza di dover amministrare i carichi, le linee di forza, che dal corpo vengono scaricati verso terra e dalla spinta inversa che, puntualmente restituita dal terreno risale verso le strutture corporee, ciò che poche righe fa abbiamo definito come transfert energetico.

Per concludere, si può osservare che un lavoro svolto nell’età dello sviluppo, quando le ossa sono ancora malleabili, può portare ad una modificazione della conformazione del complesso delle ossa del piede, restituendo una morfologia dell’arto consona alle richieste che provengono dall’ambiente danza, come logico adattamento funzionale alle stimolazioni ricevute dell’ambiente esterno.
È d'obbligo una considerazione finale, ovvero, ciò che andiamo a modificare nella fase cartilaginea dello scheletro non sarà più modificabile o recuperabile ad ossificazione avvenuta.