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Intervista, "c'era una volta la diade"

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Nei racconti si muovono gli archetipi dell'umano, potenti e tribali, che riguardano l'uomo nella sua natura primordiale, parlano di istinto, sia esso positivo o negativo rispetto alla morale e alla cultura collettiva.

Nelle fiabe, come nei miti e nelle leggende, si parla, quasi sempre, di figli e genitori che vengono allontanati l'un l'altro o di figli che per raggiungere fisicamente o socialmente i genitori devono affrontare prove.

Per questo motivo danno un ottimo materiale per muovere, in modo leggero e con un linguaggio facile e  conosciuto, contenuti che nella nostra vita ci hanno segnato in modo profondo. Esiste una catena transgenerazionale che collega noi con i nostri genitori; il bambino impara per imitazione dai suoi adulti di riferimento, pertanto quello che era facile per loro quasi sicuramente risulterà facile anche a lui e viceversa, quello che per i genitori era difficile lo sarà per lui.

Attraverso l'analisi delle fiabe si può parlare con l'inconscio, cercando di raggiungere quei nodi che si instaurano durante la crescita nel rapporto madre e figlia, quella diade indissolubile che Erica Francesca Poli e Federica Varone hanno deciso di prendere in esame per questo nuovo seminario interattivo.

Come mai avete deciso di dedicare questo nuovo corso/seminario alla diade mamma figlia?

"Perché in primis questo è un legame indissolubile, profondo, arcaico, che più che quello tra mamma e figlio maschio e figlia/ padre, viaggia sul filo dello scambio e del confronto diretto, della complicità ma anche della competizione ed in ultimo perché ci riguarda profondamente in quanto figlie e in quanto odierne madri simboliche delle nostre pazienti e in ultimo ma non meno importante come future madri"

Come sempre avete scelto un abbigliamento particolare, questa maglietta con la scritta "MA ANCHE NO" come si colloca nella tematica?

"Questo é un gioco tra di noi, ma spiegheremo come in fondo la maggior parte delle tematiche che si giocano tra madre e figlia hanno a che fare con il no e con la negazione"

Quali sono le relazioni tra il rapporto mamma e figlia e il cibo?

"Secondo la medicina cinese la predilezione di dolce o salato è un buon indice per comprendere  in che modo siamo relazionati con il materno e il paterno. Nello specifico della nostra tematica, molto significativo é il rapporto con l'alimento latte, ma non anticipiamo niente perché durante il seminario un induzione riguarda proprio questo è non vorremmo influenzare le partecipanti."

Potete spiegarci quali sono le tematiche affrontate nello specifico?

"Partiremo dal senso di appartenenza e dal possesso, dal vincolo tra madre e figlia, un vincolo saldo e stretto, un vincolo che a volte non riesce a rispettare i desideri dell'altra, quello dettato dall'istinto di protezione che convince di poter sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Tutto questo ha a che vedere con l'apprensività e la difficoltà a lasciar crescere, ma anche con la possibilità di ascolto e di dialogo.

Altro tema saliente è il senso di colpa, che riguarda il non essere una brava mamma o una brava figlia, che colpisce il profondo e quello che siamo e saremo."

Come mai avete pensato di introdurre la danza terapia in questo tema?

"Il nostro lavoro è sempre strettamente collegato all'esperienza, perché crediamo che solo attraverso l'azione si possa dare inizio al cambiamento. In particolare in questo lavoro condurremo un'esperienza che unisce la ripetizione del mantra con l'azione fisica in modo da consolidare il cambiamento fino nel profondo delle nostre cellule, raggiungendo il DNA"

Avete dato la possibilità di partecipare anche alla coppia mamma/figlia contemporaneamente, e a partire dai 12 anni per le figlie, credete che possa fare bene?

"Sì, perché partendo da un mondo facile come quello della fiaba i temi diventano comprensibili e leggeri, in più cerchiamo di creare un luogo protetto in cui ci può essere una possibilità di confronto e scambio senza paura."

A quando i prossimi appuntamenti?

"Dopo il successo del primo, stiamo programmando una serie di appuntamenti che riproporremo a partire da settembre, tutti gli appuntamenti saranno disponibili sui siti www.efpoli.it e www.ica-do.it e sulle nostre pagine Facebook"

Milano, Giugno 2016

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Carisma per donne

La parole carisma deriva dal greco “charis”, grazia, e indica quella particolare emanazione spirituale che da luogo alla capacità di sprigionare magnetismo, fascino ed attrattiva. Il carisma non è solo una qualità innata, ma una condizione particolare nella quale è possibile entrare attraverso l’apprendimento e l’esercizio.Donne non si nasce si diventa, diceva Simone De Beauvoir e questo è l’intento del nostro corso Carisma per donne che è ormai arrivato alla sua dodicesima edizione. La vita di una donna è contraddistinta da mutamenti di energia che la rendono un vero e proprio processo alchemico. Freud ha sempre definito le donne” il continente nero della psicanalisi”, quello spazio sconosciuto che sulle cartine dei tempi riportava la scritta hic sunt leones , cioè qui ci sono i leoni e non si può andare. Infatti l’universo femminile è da sempre un universo sotterraneo, un mondo misterioso e duplice fatto di streghe e di fate, dove la papessa e la prostituta convivono nello stesso corpo nello stesso tempo, in cicli ripetuti che seguono l’andamento lunare fatto di un fluttuare energetico, ormonale e fisico. Il tutto avviene in maniera invisibile come sono gli organi femminili, nascosti, protetti e sconosciuti a volte persino alle stesse donne. È molto importante per una donna essere a conoscenza e avere coscienza e consapevolezza, di quello che porta dentro anche a livello anatomico. Molta importanza ha la sensibilizzazione del perineo e l’allenamento di questo muscolo fondamentale per la postura e per le funzioni fisiologiche e sessuali. In ultimo, oggi siamo a conoscenza, grazie alle ultime scoperte nel campo delle neuroscienze delle differenze anatomiche del cervello maschile e femminile, che a grande sorpresa di tutti, giustificano e trovano consolazione a tutti quei difetti che da anni si imputano al sesso opposto. Un esempio: si era già notato che il cervello femminile fosse più piccolo del cervello maschile, e mentre i maligni imputavano questo alla “stupidità” delle donne, gli scienziati scoprivano che a discapito delle dimensioni i cervelli hanno la stessa quantità di neuroni. E questo spiegherebbe perché le donne riescano a fare più cose contemporaneamente finendole tutte e invece un uomo riesca a concentrarsi solo su una cosa alla volta…….. le connessioni celebrali dell’uomo sono molto più lente. E mentre le donne staranno sogghignando c’è da dire che forse dovremmo imparare dai signori uomini ad andare in quella che il comico Mark Gungor definisce la scatola del niente ed imparare a far respirare il nostro cervello. Il viaggio si conclude con il supporto della danzaterapia, disciplina da anni usata per mettere in connessione psiche e soma, nell’intento di far dialogare il corpo e la mente con quel mondo nascosto e sotterraneo, tutto da scoprire che è la donna nella sua interezza.

Con Amore Erica Francesca Poli e Federica Varone