Ica-do LAB

ica-do-lab.jpg
Ica-do Lab
Ica-do Lab

Già nel 1915, Carl Gustav Jung chiedeva ai suoi pazienti di danzare le proprie emozioni. La sua teoria lo portava a credere che “le mani possono arrivare dove le parole non arrivano”.

Solo guardando i pazienti danzare, Jung riusciva a sviscerare i segreti che le persone solitamente nascondono al terapeuta, ma soprattutto a se stesse.

Nel 1946, all’interno della sua opera “Riflessioni teoriche sull'essenza della psiche”, Jung scrive: «Ho colto quindi l'occasione di un'immagine onirica o di un'idea sopravvenuta al paziente per incaricarlo di dipanare o sviluppare questo spunto iniziale con la libera attività della sua fantasia. A seconda delle tendenze e delle doti individuali questo svolgimento poteva assumere forma drammatica, dialettica, visiva, acustica, danzante, pittorica, plastica, o prender forma di disegno». Ed ancora, sempre facendo riferimento all'immaginazione attiva: «Così accade anche alla mano che guida la matita o il pennello; al piede che compie il passo di danza; alla vista e all'udito, alla parola ed al pensiero. È un impulso oscuro quello che alla fine decide della configurazione, un a priori inconscio che preme verso il divenire della forma».

Si può considerare quindi la danza come un evento psicosomatico perché attraverso il corpo nella sua totalità, in assenza della parola, vengono espresse emozioni e si avverte un ampliamento delle capacità propriocettive.

L’ assenza del linguaggio favorisce uno stato di coscienza dove il controllo razionale si affievolisce, dando libero sfogo alle attività creative. L’attenzione viene posta sull’interiorità dell’individuo ed a partire da essa le persone imparano ad esprimersi in modo autentico. La terapia si realizza nel momento in cui si ha la possibilità di esprimere emozioni represse, nel tentativo di riprendere contatto e percezione di parti del corpo che la mente per svariati motivi aveva precluso.

Diversi resoconti clinici suggeriscono che la danzaterapia aiuta le persone a trovare e sviluppare un’immagine positiva e più reale del corpo; a migliorare il concetto del sé e la personale autostima. Avere una buona e giusta percezione aiuta anche a controllare le tensioni a livello muscolare ed a gestire il dolore cronico.

Su questo punto è molto importante il lavoro di percezione, potenziamento, allungamento, oltre ad il lavoro sul respiro svolto per mezzo della tecnica Pilates.

"La cosa importante non è ciò che stai facendo, ma come stai eseguendo ciò che fai" era solito dire J.H.Pilates. La mente di chi esegue questo tipo di esercizi  è diretta verso il corpo, concentrata su ciò che sta accadendo mentre accade: è possibile così comprendere esattamente ciò che la mente ordina al corpo ed imparare a percepire esattamente come il corpo si sta muovendo.  In tal modo si otterrà un potenziamento muscolare non fine a se stesso ma con il preciso intento di sviluppare forza, controllo e fluidità di chi lo esegue.

Le ricerche in campo neuro scientifico dimostrano come l’attività fisica (pilates e danza) determini l’aumento di alcuni neurotrasmettitori: endorfine ed enkefaline, i nostri analgesici interni, chiamate anche “molecole della gioia” in quanto hanno sul corpo molti effetti benefici, tra i quali l’innalzamento del tono dell’umore ed il rinforzo della risposta immunitaria.

Infine l’attività creativa (danzaterapia) è strettamente collegata all’emisfero celebrale destro, emisfero del linguaggio non verbale, dell’intiuzione, dell’immaginazione, della musica e della danza. Tutte attività che in particolar modo stimolano il sistema limbico e l’ipotalamo; così come i centri nervosi interessati alle emozioni ed all’istinto.

Il metodo ica-do di Federica Varone, unendo il metodo Covatech Pilates con quello di Danzaterapia di Maria Fux, ha come scopo principale di garantire il benessere della persona a 360° occupandosi contemporaneamente e sinergicamente di mente e fisico.